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Romeo e Giulietta e il loro tragico amore sono noti in tutto il mondo. Molti considerano la loro storia una realtà, altri una leggenda.

Ma cos’è una leggenda?

Secondo il dizionario della lingua italiana è un racconto antico che fa parte del patrimonio culturale di tutti i popoli, appartiene alla tradizione orale e mescola il reale al meraviglioso. Non racconta mai fatti puramente inventati, ma contiene sempre una parte di verità che viene mescolata alla fantasia perché è nella natura dell’uomo ricercare sempre la causa di certi eventi o fenomeni che non conosce bene e pertanto cerca di spiegarli anche con l’immaginazione.

Era l’inizio del 1500 quando il nobile condottiero vicentino Luigi Da Porto scrisse “L’Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti”. Si trovava in convalescenza nella sua residenza estiva a Montorso Vicentino che dista un tiro di schioppo da Montecchio Maggiore e dalle cui finestre la vista di questi castelli appariva suggestiva.

Varie le ipotesi sulla sua ispirazione:

– la presenza stesse delle due rocche, visto l’accostamento tra il nome del comune di Montecchio e quello di Montecchi attribuito dal Da Porto alla famiglia di Romeo;

– un racconto di un soldato suo compagno di battaglia;

– un riferimento autobiografico al suo impossibile amore per una nobile fanciulla friulana appartenente ad una famiglia nemica.

Dove affondino quindi le radici di questa immortale vicenda rimane un mistero!

Alla fine del 1500 la novella giunse tra le mani di W. Shakespeare che con il suo genio la trasformò nel capolavoro conosciuto in tutto il mondo.

Tra il Da Porto che la scrisse e Shakespeare che la rese famosa trascorsero circa 100 anni e passò di mano in mano attraverso vari scrittori italiani ed esteri, furono inserite delle varianti, si cambiarono i nomi dei protagonisti e le ambientazioni, ma stranamente la trama non fu mai modificata: l’odio tra le famiglie, la passione tra i due ragazzi e la loro tragica fine rimangono in tutte le versioni.

A dare ancor più forza al fatto che la storia sia nata in terra vicentina è stato il ritrovamento in una biblioteca privata di un piccolo volume “Monteci e Capuleti” scritto alla metà del 1900 da un poeta veronese Zefferino Agazzi.

Nella prima parte del volume espone una bibliografia di Montecchio Maggiore, le sue origini, le spaventose battaglie originate dalla prepotenza dei nobili, il suo sviluppo, i suoi elementi naturali come le ricche fonti di acqua purissima, la cave di pietra ricercatissima adatta in modo particolare per la costruzione di palazzi e castelli. E ancora i prodotti fossili contenenti cristallizzazioni neolitiche, la sua tipica sagra agreste del lunedì dopo Pasqua che inaugura la stagione delle gite per i vicentini attratti dalla bellezza di quest’area con la sua vegetazione, i suoi silenzi, la sua pace. E luogo d’incontro per allegre coppiette.

Nella seconda parte intitolata “Rose e Spine” l’Agazzi racconta, in rime vicentine, la costruzione dei due castelli frutto di rivalità tra Montecchi e Capuleti, la vita quotidiana di Romeo e Giulietta e delle loro famiglie. Con la balia che percorre la strada tra un castello e l’altro portando i baci per procura. I furtivi incontri fatti solo di sguardi tra i due giovani alla santa messa domenicale nella chiesa di San Vitale ai piedi del colle; l’odio che la popolazione di Montecchio nutriva verso queste due prepotenti famiglie, sempre in baruffa e con le spade in mano, e le malelingue delle pettegole del paese inorridite da una relazione così scandalosa; e infine l’improvviso silenzio che cala nella valle alla morte di Giulietta, rotto solo dai rintocchi strazianti di campanine e campanoni provenienti dai paesi vicini.

In tutte queste opere molti sono i riferimenti a quest’area, nessuno però spiega perche questi castelli della Villa e della Bellaguardia sono comunemente chiamati castelli di Romeo e Giulietta e perché sono così vicini.