La leggenda che attribuisce le due rocche scaligere alle famiglie veronesi di Montecchi e Capuleti, facendone le dimore di Romeo e Giulietta, risale almeno alla metà dell’Ottocento, cioè in pieno clima romantico, in un periodo in cui molto sentito era il fascino delle rovine medioevali e facile sembrava calare in tali ambienti vicende suggestive e fantastiche.

La storicità dell’attribuzione è facilmente confutabile, tanto più che la stessa vicenda dei due amanti e del conflitto tra le loro famiglie ha un carattere letterario con pochi riscontri nella documentata realtà storica del tempo.
Ma la funzione dei due manieri di Montecchio può non essere così priva di importanza nell’ottica almeno dei presupposti artistici che determinarono l’ideazione, l’ambientazione e la stesura della novella.

Una leggenda senese sembra essere la fonte più lontana da cui trasse origine la tradizione letteraria che Shakespeare tradusse in una tragedia immortale: fu Masuccio Salernitano (1415-1476) a dare per primo veste letteraria a questa leggenda, con la novella I due amanti senesi inserita nel suo Novellino, in cui si narra la fine tragica dell’amore contrastato dei due protagonisti, Mariotto e Ganozza.

Luigi Da Porto (1485-1529) si ispirò a questa novella per la sua Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti apparsa postuma nel 1531 e poi, in altra versione, con il titolo di La Giulietta nel 1539. Mutati i nomi popolareschi del racconto di Masuccio in quelli di Romeo e Giulietta, che tali rimarranno in tutta la tradizione letteraria successiva fino a Shakespeare, Da Porto immagina lo svolgimento della novella a Verona, al tempo della signoria di Bartolomeo della Scala (1301-1304).

Fondandosi su un’errata interpretazione della celebre terzina dantesca “Vieni a veder Montecchi e Cappelletti/Monaldi e Filippeschi, uom senza cura/color già tristi, e questi con sospetti” (Purgatorio VI, vv.106-108), attribuisce una violenta rivalità tra due nobili famiglie veronesi, che si ripercuote tragicamente sull’amore tra i due giovani protagonisti.

Nella trama sono già presenti elementi chiave come la rissa, la morte di un cugino dell’amata perpetrata da Romeo, il bando dalla città di quest’ultimo e la tragica fine di entrambi. Con qualche aggiustamento e poche modifiche alla versione originale del Da Porto, la novella fu ripresa prima da Matteo Bandello, poi da novellieri e tragediografi spagnoli, francesi e inglesi; alle versioni inglesi di Painter e Broocke si accostò direttamente Shakespeare che le usò da modello per il suo capolavoro, la cui prima rappresentazione risale al 1596.

Se i modelli letterari dell’amore passionale e contrastato, fino al finale tragico, si possono però far risalire dai personaggi della letteratura classica come gli ovidiani Piramo e Tisbe a quelli cortesi di Tristano e Isotta o di Paolo e Francesca, appare chiaro come la vicenda di Giulietta e Romeo, si codifica nella sua peculiarità a partire solo da Luigi Da Porto.

Luigi Da Porto, uomo d’armi e letterato vicentino (1485-1529), scrisse la novella nella sua dimora di Montorso, dove si era ritirato abbandonando la vita militare in seguito ad una grave ferita al volto riportata in battaglia durante la Guerra di Cambrai.

Montorso dista solo qualche chilometro da Montecchio e dalle finestre della villa Da Porto la vista sulle maestose rocche scaligere, doveva apparire allora come oggi molto suggestiva: è abbastanza verosimile che tale immagine, di due castelli quasi in contrapposizione tra loro, sia stata di ispirazione all’ideazione della novella, non fosse altro che per l’accostamento tra il nome di Montecchio e quello di Montecchi attribuito proprio dal Da Porto alla famiglia di Romeo. Se dunque la tragica vicenda di Giulietta e Romeo non sembra avere alcun fondamento storico, se l’ambientazione letteraria è stata comunque da sempre collocata a Verona, è possibile pensare che un ruolo non secondario nell’ispirare l’immaginazione poetica del suo creatore abbiano avuto anche i castelli di Montecchio Maggiore, già di per sé affascinanti e gloriosi per le vicende storiche da essi realmente vissute.

 

Fonti e bibliografia:
Testi a cura di Nicola MATTEAZZI
Riproduzione “Ultimo bacio di Giulietta e Romeo” – Francesco Hayez, 1826
Altre Immagini: tratte da “www.magicoveneto.it