Il Gruppo Tamburi di Montecchio Maggiore, nato nel 2000 sotto la direzione del maestro Michele Mastrotto, anima feste medievali e rievocazioni storiche nazionali distinguendosi per le sue esibizioni e la varietà dei ritmi.

Composto, al momento, da diversi elementi provenienti dalle due casate di Montecchio Maggiore (Montecchi e Capuleti), il gruppo suona tre diversi tipi di tamburi: timpani imperiali, timpani e rullanti che alternandosi e sovrapponendosi creano sonorità suggestive dell’epoca medievale.

Contrariamente a quanto si pensa i rullanti, che per certi aspetti sono moderni, all’epoca erano indispensabili: erano utilizzati molto spesso per il loro suono a “corde”. Venivano chiamati con il nome di “Tambourin”. Le corde non erano metalliche ma di budello, ma il suono acustico che ne usciva era simile a quello attuale dei moderni rullanti.

Nel medioevo tamburi, campane, fuochi e bandiere erano strumenti di comunicazione e messaggi. I tamburi erano connessi alla preparazione e allo svolgimento di una battaglia militare; i soldati infatti dovevano imparare e riconoscere i suoni, i ritmi e le battute che equivalevano ad altrettanti ordini e disposizioni nel campo di battaglia.

I tamburi scandivano il tempo di marcia dei soldati e il rullare dava loro il coraggio di affrontare il nemico e allo stesso tempo la paura per il combattimento. Venivano anche impiegati per feste, ricorrenze e annunci, ma purtroppo tutti i brani eseguiti non furono mai scritti su carta, sia per motivi pratici che per motivi di sicurezza ovvero per non dare al nemico la possibilità di scoprire i vari segnali segreti. Ogni tamburo doveva imparare a memoria o improvvisare i brani o i segnali che all’occorrenza servivano.

Generalmente il gruppo dei tamburi era affiancato da una serie di trombettisti o di sbandieratori.

Il ruolo di ogni uomo dell’esercito era molto importante. Particolarmente significativo quello dei suonatori e degli sbandieratori visto che tutti i capitani dovevano avere a disposizione uomini che fossero in grado di suonare o sbandierare. Dovevano essere fedeli, discreti ed ingegnosi oltre che istruiti in diverse lingue per comunicare coi nemici sul campo di battaglia.

Se i nemici catturavano i suonatori, questi, nonostante violenze e torture, non dovevano assolutamente rivelare i segreti e i segnali che gelosamente custodivano. Per questo i tamburi più anziani insegnavano ai novizi oltre ai vari brani, suoni di marcia, di allarme, di assalto, di ritirata anche il “Giuramento di fedeltà”.

Un giuramento che potava costare la vita a chiunque rivelasse qualcosa che poteva causare delle perdite. Nel caso di Montecchio Maggiore, le battaglie venivano fatte anche tra le casate stesse per contendersi i terreni e il colle che sovrasta il paese; colle che aveva ed ha tuttora una buona visuale del territorio vicentino.