Ed è proprio nel 1354 che Cangrande II, dopo aver acquistato dai Carraresi il castello di
Brendola, inizia, su quanto poteva rimanere del castello precedente, la costruzione del complesso fortificato di
Montecchio, costituito dalle due rocche tuttora esistenti e da una cinta formata in parte dalla conformazione naturale del colle (con rocce e piccoli strapiombi) e in parte da sbarramenti artificiali: la linea difensiva doveva contenere uno spazio di circa quaranta campi vicentini, con strutture in legno e pietra per l’accoglienza di soldati e di quanti potevano cercare rifugio nei momenti in cui più imperversava la violenza. Di tale cinta muraria, oggi del tutto scomparsa, dà notizia Filippo
Pigafetta, che alla fine del Cinquecento poteva ancora vederne i resti che correvano “circa il monte ... acciocché in tempo di guerra (gli abitanti) si potessero ridurre in luogo sicuro”. Il declino dello Stato Scaligero negli ultimi decenni del Trecento ha la sua naturale conclusione nella sconfitta subita da Antonio della Scala per mano di Giangaleazzo Visconti, alleato dei Da Carrara signori di Padova, con l’inevitabile caduta della Signoria Scaligera e l’esilio di Antonio. Il dominio visconteo si protrae su Vicenza e Montecchio dal 1387 al 1404, anno in cui avviene, in modo indolore, il passaggio alla Repubblica di Venezia. In questi anni di disordini e di guerre i castelli mantengono un ruolo importante come presidio militare a difesa del paese e non subiscono comunque danni fisici di particolare
importanza. Come nel caso di altri castelli della zona, quali Brendola e
Montebello, la rovina dei castelli di Montecchio Maggiore avvenne nel periodo della guerra di
Cambrai, che vide la Serenissima impegnata dapprima a difendersi dall’attacco dei suoi nemici coalizzatisi nella Lega di Cambrai e poi contro i Francesi come membro della Lega Santa promossa da papa Giulio
II. Nell’estate del 1514 le truppe venete in fase di ripiegamento distrussero e incendiarono i castelli per evitare che l’esercito nemico, che avanzava da
Montagnana, potesse occuparli utilizzandoli a sua volta come roccaforte
militare. Il 1514 segna la tappa conclusiva di un’epoca in cui i castelli vissero da protagonisti le vicende politiche e militari che avevano coinvolto la comunità di Montecchio Maggiore. Finita la guerra, infatti, non si pensò più al loro restauro, dato che la loro funzione difensiva svolta fino a quel momento era venuta a cadere: sia perché Montecchio non si collocava più in terra di confine ma veniva a trovarsi ben protetto all’interno del dominio veneziano, sia perché simili fortificazioni, nate nel Medioevo, non erano più adeguate a svolgere i loro compiti, date le notevoli innovazioni in campo militare. Furono pertanto lasciati per secoli allo stato di rovine, soggetti ad un degrado continuo ed inesorabile. Nel 1600 i ruderi con i terreni circostanti sul colle furono affittati dallo Stato Veneto al Comune di Montecchio Maggiore, che poté acquistarli nel 1742 per la somma di 200 ducati. Solo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento inizia un percorso di valorizzazione del glorioso sito. Ad un primo limitato intervento di restauro del 1886, seguono lavori più impegnativi nel 1936 ad opera dell’Ente Provinciale per il Turismo di Vicenza: la riparazione delle mura delle rocche, la costruzione del ristorante e della terrazza panoramica nel castello della
Bellaguardia, la costruzione della strada di accesso al colle. Nel 1972-73 l’Amministrazione Comunale ha compiuto gli ultimi restauri delle rocche, mentre in anni ancor più recenti si è provveduto a migliorare l’aspetto dell’ambiente naturale circostante, con la creazione e la cura (ad opera delle sezioni locali di CAI e WWF) di sentieri segnati che collegano la sommità del colle con altre località collinari o della campagna del territorio comunale.
L’aspetto delle rocche
Il Castello della Bellaguardia (detto anche del Costo o “di Giulietta”) è posto sulla sommità del colle a 254 metri
s.l.m., ha pianta allungata, quasi rettangolare ma con una rientranza sul lato lungo esposto a nord-ovest, in cui si trova l’ingresso, in una posizione tale da renderne più semplice la difesa: tale porta, ora dotata di una moderna cancellata in ferro, era chiusa originariamente dalla tipica saracinesca a rastrello, che scendeva verticalmente, e da un portone a battenti. Le mura perimetrali sono costruite per fasce sequenziali di muratura in pietre cementate con calce, tra loro separate, orizzontalmente, da corsi paralleli di mattoni. Blocchi di pietra squadrata formano gli spigoli angolari delle mura. Lo stato di secolare degrado, aggiunto alle distruzioni dei primi del Cinquecento, ha fatto sì che strutture di sicura esistenza come le merlature, i cammini di ronda, i beccatelli, o altre la cui esistenza è fortemente probabile, come torri minori poste ai vertici delle mura stesse, non siano giunte fino a noi. All’interno delle mura, a protezione dell’ingresso, si erge la bella torre maggiore (il mastio) in mattoni, alta circa 20 metri, posta su una base quadrata a tronco piramidale costruita in blocchi di pietra lavorata. Nel punto centrale del cortile si trova un pozzo-cisterna che doveva raccogliere attraverso un sistema di impluvio l’acqua piovana, poi filtrata naturalmente dalla ghiaia depositata nel pozzo stesso. Così come per l’altro castello, dovevano in origine esistere alcune costruzioni appoggiate alle mura interne. Il Castello della Villa (o “di Romeo”) si colloca a 234 metri s.l.m.., a circa trecento metri di distanza dall’altra rocca. Presenta una pianta articolata e un po’ irregolare, a causa del necessario adattamento alla naturale conformazione del terreno, prossimo allo strapiombo roccioso. L’ingresso, posto sul lato sud, era ben protetto dalla torre d’angolo, sporgente dalle mura, munita di beccatelli e caditoie alla sua sommità, ancor oggi visibili. Il mastio, simile a quello dell’altro castello, si colloca al vertice di nord-ovest, con un lato inserito come segmento del muro perimetrale del lato nord: il suo ingresso posto alcuni metri più in alto rispetto al livello del suolo sottostante, così come per il mastio della
Bellaguardia, fa pensare alla presenza non più riscontrabile di alcune strutture che dovevano appoggiarsi alla torre e alle stesse mura perimetrali all’interno del castello. Ora al mastio si accede tramite una gradinata realizzata durante i lavori di restauro. Il percorso di valorizzazione turistica dei castelli ha tra le sue manifestazioni più importanti la rassegna estiva, all’interno del Castello della Villa, di film, balletti e spettacoli teatrali inseriti nel programma di Opera Estate Festival, che si svolge nei mesi di luglio e agosto. L’evento che vede comunque i castelli grandi protagonisti per alcuni giorni dell’anno, è la rievocazione storica della vita di un borgo medioevale
quattrocentesco, che si tiene ogni primo di maggio proprio sulla sommità del colle delle rocche scaligere: una festa che vede i protagonisti abbigliati con i tipici costumi medioevali, in cui, lungo la via che unisce i due castelli, si ricostruisce un tipico mercato del tempo, con botteghe artigiane, osterie e venditori, con esibizioni di guardie armate, arcieri, giocolieri e
sputafuoco. Il tutto condito dal richiamo alla tragica vicenda letteraria di Giulietta e Romeo, che da molto tempo è legata all’immagine dei castelli di
Montecchio.
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